di Giorgia Anna Parini, Università degli studi di Verona
We are witnessing a gradual and significant transformation in the relationship between humans and animals, which no longer serves an exclusively instrumental or purely economic purpose, but has become woven into the fabric of family relationships to the extent that, in many cases, animals are now considered genuine members of the family. The implications of this conceptual evolution are particularly evident when considering the fate of pets in the event of a relationship breakdown or the death of their ‘owner’.
Despite the importance of the issue, the legislator has not yet regulated these aspects: the absence of specific regulations inevitably generates areas of interpretative uncertainty that are likely to lead to an inconsistent approach in case law, with the result that too often the outcome of disputes is linked to the sensitivity of the judges to the issue.
Si assiste a una trasformazione progressiva e significativa del rapporto tra l’essere umano e l’animale, che non assume più esclusivamente una funzione strumentale o di mera utilità economica, bensì si inserisce nel tessuto delle relazioni affettive familiari fino a rappresentare, in molti casi, un autentico membro della famiglia. Le implicazioni di questa evoluzione concettuale emergono con particolare evidenza allorché si consideri la sorte dell’animale d’affezione nelle ipotesi di crisi della relazione di coppia oppure di morte del “padrone”.
Nonostante la rilevanza della questione, il legislatore non ha ancora regolamentato tali aspetti: l’assenza di una disciplina normativa specifica genera inevitabilmente zone d’ombra interpretative suscettibili di determinare un ondivago atteggiamento della giurisprudenza, con la conseguenza che troppo spesso gli esiti della lite sono connessi alla sensibilità sul tema, manifestata dai giudici.
