di Martina Notarfonso
Dottoressa in Giurisprudenza, Università degli studi della Tuscia
In un contesto in cui il diritto alla salute richiede interventi normativi capaci di garantire l’effettività, il settore farmaceutico rappresenta un terreno di tensione costante tra interessi pubblici e strategie di mercato. Il presente contributo si concentra su due snodi giurisprudenziali fondamentali: la sentenza della CGUE nella causa C-307/18 (accordi “pay-for-delay”) e la recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 18372/2024 riguardante la Bolar clause. Entrambe le decisioni offrono spunti per riflettere sul rischio che l’esercizio della privativa brevettuale possa tradursi in un ostacolo all’accesso ai farmaci. Lungi dal proporre soluzioni univoche, l’analisi mira a sollecitare una riflessione critica sull’adeguatezza del quadro regolatorio attuale nel contrastare le condotte escludenti, tutelando al contempo l’innovazione scientifica e l’uniformità nell’accesso alle cure.
