di Stefano Rossi, Avvocato, Università degli studi di Parma
The essay comments on Constitutional Court ruling no. 76/2025 on compulsory psychiatric treatment, highlighting the critical issues of current procedural and process guarantees. The Court affirmed the need to ensure effective recourse and a personal hearing for the person concerned, bringing compulsory health treatment (Tso) back within the limits of Articles 13 and 32 of the Constitution. The decision marks an innovative step: the basis for the measure is not the collective interest, but the protection of individual health, with the apparency risk of paternalistic tendencies. The essay offers a critical reading of this approach, highlighting the centrality of dignity and self-determination even in the context of mental illness.
Il saggio commenta la sentenza n. 76/2025 della Corte costituzionale sul trattamento sanitario obbligatorio psichiatrico, che ne ha messo in luce le criticità delle garanzie procedurali e processuali. La Corte ha affermato la necessità di assicurare un ricorso effettivo e l’audizione personale dell’interessato, riconducendo il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) entro i confini degli artt. 13 e 32 Cost. La decisione segna un passaggio innovativo: il fondamento della misura non è l’interesse collettivo, ma la tutela della salute individuale, con l’apparente rischio di derive paternalistiche. Il saggio propone una lettura critica di tale impostazione, evidenziando la centralità della dignità e dell’autodeterminazione anche nel contesto della malattia mentale.
